The slaughters of the fourth week. E tre…
Quando ho iniziato la trilogia sui “Massacratori della quarta settimana” avevo già intenzione di tenere per l’ultima parte, questa, una sorta di chiosa finale, se non una vera e propria morale.
Solo che mi scappa di divagare.
Credete nel destino?
Io sì, ed oggi è successa una cosa che mi ha fatto riflettere, casomai fossi attrezzato per farlo.
Proprio un paio d’ore fa stavo seguendo le qualifiche del Gran Premio del Mugello per la Moto GP ed uno dei passaggi pubblicitari mi ha lasciato sbalordito:”Non è possibile che qualcuno paghi per uno spot così brutto” mi sono detto.
Così, nella speranza che lo ripetessero, ho acceso il videoregistratore e mi sono appassionato più alla pubblicità che ai tempi di Valentino e compagni; poco dopo eccolo, puntuale, lo spot più brutto del mondo: play-pause-play e mi sono trascritto il testo.
Ve lo propongo, ne vale la pena.
Ambientazione: villa d’epoca con parco.
Interpreti: due “artistone” che nel curriculum avranno avuto una foto su Postalmarket ed una presenza come damigella sul podio del Giro dell’Oltrepo, accompagnate da due “artistoni” già visti phonati ed imbrillantinati nella vetrina del mio barbiere.
Ciak, si gira.
Ogni momento può essere indimenticabile, ogni momento appartiene alla tua gioia di vivere; il lusso ti circonda e tu hai scelto di viverlo.
Così la vita ti regala i suoi momenti migliori, insieme ai tuoi orecchini India
con quarzo idrotermale di Morellato.
Morellato ti segue quando il lusso fa parte delle tue scelte: è con te con l’anello India
con quarzo idrotermale.
E così lasci che il tempo ti sorprenda: cronografo Move
con diamante naturale e dettagli preziosi.
Sono le sensazioni migliori a scegliere per te e, quando è la tua gioia di vivere a guidarti, il tempo scorre con l’orologio Master
Arrivare in fondo per trovare il meglio: con te c’è Morellato ed il cronografo tachimetrico Thunder…ecc. ecc.
Diciamolo: chi ha scritto un testo del genere deve morire.
Ma non morire e basta, no: deve morire nella merda.
A parte questa mia personalissima nota sull’autore, mi sono preso il mal di pancia di cercare informazioni su questo edonista cultore del lusso: il sciur Morellato.
E’ un’azienda che produce bigiotteria e che lavora non solo l’inestimabile quarzo idrotermale ma anche tutti i materiali più nobili: acciaio, caucciù, sassi di fiume e fondi di bottiglia. Volendo, forse, strizzare l’occhio all’opulento mercato di sceicchi e nuovi ricconi, su alcuni articoli dà, addirittura, una placcata d’argento.
E quando parla di “diamante naturale” non scherza: puro diamante industriale, che viene impiegato anche nei dischi per tagliare le piastrelle.
Me lo concedete uno “Staminkia!”?
Sul sito dell’azienda ho trovato le foto dei prodotti citati e su Kelkoo i relativi prezzi: vanno dai 49 ai 119 euro; qui non ci sono cazzi: è proprio lusso sfrenato, roba per pochi.
Ora, lungi da me l’idea di spacciarmi da nababbo che si può permettere tutto e disprezza i tarocchi di Morellato o di improvvisarmi novello Diogene che rifugge i beni terreni: sono uno che “arriva a fine mese” -siamo rimasti in pochi…- e, se potessi, qualche puntatina nel settore lusso la farei volentieri, ma il lusso quello vero, tipo vedere la faccia di Bimbi davanti ad un brillocco da venti carati.
Fine della divagata.
Cosa c’entrava con la sindrome della quarta settimana?
Potrebbe anche non entrarci niente, ormai avrete capito che le divagate sono spesso il frutto di una testa dentro cui Paperoga e Ciccio di Nonna Papera suonano l’ukulele.
Ma questa divagata “quaglia”, rivela cosa stiamo diventando o, peggio, come siamo.
Se un’azienda che può permettersi di sponsorizzare il Motomondiale ha il coraggio di produrre e trasmettere uno spot del genere, può significare solo due cose: o vogliono mangiarsi l’azienda sperperando fior di quattrini in una campagna pubblicitaria tragicomica o sanno di toccare una corda sensibile in un vasta fascia di clientela, promettendo lusso a 49 euro.
Non credo di rivelare un’arcano segreto affermando che il lusso è roba da ricchi, lo è sempre stato; ma oggi non più.
Oggi si comprano il lusso di Morellato con 49 euro; si comprano venticinque “pezzi di alta gioielleria” per 99 euro + spese postali grazie alle televendite; la casa -spacciata per casa al mare- ai Pantani Padani, alla foce del Po, a soli 59.000 euro.
Ed i ragazzi non comprano un capo che non sia firmato manco ad ammazzarli, salvo rivolgersi agli ambulanti venditori di falsi perchè quelli veri costano troppo. Niente male, l’idea: si compera un prodotto il cui unico valore è il marchio, solo che il marchio è fasullo.
Bella roba: come farsi da sè l’autografo di De Niro…
Viaggiare è sempre stata una delle cose più care: un tempo si stava via mesi, se non anni, ed era esclusivamente roba da ricchi. Anche oggi tra aerei o navi, taxi o noleggio auto o mezzi vari, interpreti ed organizzazione ti parte una fortuna, sempre che si parli di viaggiare, cioè andare in un luogo, viverci, conoscerlo e parlare con chi ci vive; lo si può fare anche con pochi soldi, ma con un inestimabile patrimonio di tempo che ti consenta di mantenerti lavorando in giro per il mondo.
Se invece si parla di rinchiudersi una settimana in un villaggio turistico, con 900 euro puoi fare un viaggio esclusivo per conoscere che so, la Thailandia, ma “si mangiava da Dio perchè il cuoco era di Grosseto”.
E poi ci si vuole “prendere cura di sè stessi”.
Il bagno nel latte d’asina era un passatempo da imperatrici romane e le terme, pur meno esclusive, non erano per tutti.
Oggi si va nelle SPA o beauty farm o centri benessere, ma i posti in cui il benessere è tale, cioè realizzati in paradisi immersi nella natura, fosse in Trentino piuttosto che alle Bahamas, continuano a costare pacchi di soldi.
Chi non li ha, i pacchi di soldi, cosa fa? Decide di “prendersi cura di sè” nel modo più giusto possibile, cioè infilando un paio di scarpe da footing e dandosi una regolata a tavola?
No, va nelle beauty farm in “day hospital”, cioè passa un giorno a farsi spalmare di prodotti che, nelle migliore delle ipotesi, non servono a niente, in posti come quello di cui parlo in “Cos’è il genio?” del 2 febbraio, centri benessere costruiti non vicino al benessere ma vicino alla clientela, in un contesto paesaggistico che, più che una cartolina, ricorda un disegno di Hieronymus Bosch.
Insomma: chi cazzo lo vuole quel lusso?
Sono cresciuto in una famiglia che non mi ha mai fatto soffrire la fame nè mancare il necessario, ma sapeste quante volte mi sono sentito dire: “Gioia, non possiamo permettercelo” oppure “Eh, non è roba per noi”. E non eravamo messi peggio di tanti altri.
Solo che, a differenza di oggi, pochi anni fa c’era ancora il senso di appartenere ad una categoria che non si poteva permettere tutto; e non era rassegnazione, era consapevolezza.
Sapevi che se non sei ricco non puoi vivere da ricco, così, semplicemente, senza starci male.
Sapere di appartenere ad una categoria economicamente inferiore può servire da stimolo per un riscatto sociale, da trampolino per spiccare il balzo, da spinta verso un miglioramento.
Prima che gli anni 80 convincessero tutto il mondo che tutto è lecito e dovuto, un operaio non andava alle Maldive, non andava alla SPA, non cercava il lusso, non cambiava elettrodomestici e arredamento per il gusto di farlo; ma non perchè non se lo poteva permettere nell’immediato, semplicemente perchè sapeva che non sarebbe arrivato a fine mese, se non questo il prossimo.
Non era una consapevolezza rassegnata da servo della gleba, si chiamava realismo: se sei alto un metro e mezzo non sarai mai un fenomeno del basket, prova con il ping pong; e se hai un pisello come il mio non sarai mai una pornostar, ma puoi sempre scrivere su un blog.
No, non col pisello.
Sì, lo so, non ditemelo: Rocco Siffredi si diverte di più, lo so.
Tornando alla voglia di lusso, non pensate che questi lussi in saldo, invece che ad una voglia di miglioramento, portino ad un pericoloso appagamento? Oppure ad una ancor più pericolosa insoddisfazione che genera la voglia di procurarsi le cose a qualunque costo?
Personalmente non mi sento un reietto se ho un cellulare di due anni o un televisore di quindici e non mi sfiora il pensiero di cambiarli, anche se devo riconoscere che la mia tranquillità deriva dalla consapevolezza di poterli cambiare “quando voglio”, visto che appartengo all’elite di quelli che arrivano a fine mese.
Ma, a maggior ragione, perchè uno deve vivere male se non ha una cosa che, nel momento in cui la ottiene, lo fa vivere peggio di prima perchè rischia di non arrivare alla fine del mese?
Ed eccoci tornati all’inizio: chi sono i veri massacratori della quarta settimana?
Dato per scontato che gli stipendi non hanno seguito i prezzi, cosa innegabile, è anche vero che pochi anni fa anche gli operai riuscivano ad avere qualche risparmio, qualche Bot, qualche Buono Postale.
Oggi non arrivano a fine mese: chi sono i colpevoli?
Non sono le cose, non sono i gadget elettronici o i vizi; quelli sono solo le armi del delitto.
Il mandante è la nostra epoca, quella in cui sei se hai, quella in cui i ragazzi non sono obbligati a studiare o a comportarsi bene ma sono liberi di vedere Lucignolo Bellavita o come cazzo si chiama.
Gli esecutori siamo noi, ma non tutti, solo quelli che invece di fare due passi in campagna se il tempo è bello, o di passare un pomeriggio in casa con gli amici o i figli se il tempo è brutto, si sentono irresistibilmente attratti dal Centro Commerciale.
Gli esecutori sono quelli che valutano una persona dagli accessori o dall’automobile.
Vi racconto l’ultima prima di chiudere.
Ho sempre posseduto automobili medie, non mi serviva niente di più : la penultima era una Golf 4° serie e, dopo aver passato tre anni a sforzarmi di comperare la 5° serie, non sono riuscito a convincermi; ho provato tutte le altre medie in commercio ma, niente, nessuna mi convinceva.
Così ha comperato una Bmw, anche se per le mie necessità è un po’ grande, ma è l’unica che mi piacesse veramente.
Beh, non ci crederete, ma la gente ora ha un altro atteggiamento nei miei confronti; non gli amici, ovvio, ma i conoscenti generici, quelli sì: mi rendo conto che mi guardano come se fossi un’altra persona, come se fossi più furbo.
Mentre tutti voi sapete benissimo che non è vero…
Dottordivago.
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Giugno 6th, 2008 at 16:42
Questa volta ti sei davvero superato. Complimenti.
Creare un centro benessere in mezzo al “malessere” e chiamare lusso la bigiotteria è proprio come dare il rossetto ai maiali…. eppure c’è chi dopo li rivaluta enormemente.
Il problema della quarta settimana è secondo me la conseguenza del piacere che viene trasformato in bisogno/necessità anche grazie ai giochi con le parole: ne ho avuto la definitiva conferma dalle differenti esclamazioni della gente di fronte alle due frasi: “mi sposo” (bene, auguri) oppure “sto organizzando il mio matrimonio” (Uhauu, ma quanto ti costa?! Uguale, pirla).
Ormai i piaceri non sono più tali poichè trasformati in obiettivi da raggiungere: a testimonianza un qualcuno ha scritto l’effetto differente che provocano il lui, in initimità con la fidanzata, le frasi “venire” oppure “raggiungere l’orgasmo” e così scriveva:” Bè, se non si viene oggi, si può sempre venire domani, non c’è problema, magari ci si aspetta, si può venire una volta per uno, che so; ma RAGGIUNGERE l’orgasmo è un obiettivo, un lavoro, va pianificato, studiato… raggiungere vuol dire che ci devi proprio arrivare!”
A proposito, siete tutti maggiorenni, vero? Speriamo và, buon fine settimana
Elena
Giugno 7th, 2008 at 08:01
Cara Elena, il tuo è un gran bel commento. Quella di pianificare l’orgasmo, poi, è proprio geniale.
E comunque, tranquilla: chi gira per di qua, se non è maggiorenne, quantomeno ha la pelle spessa…
Besos.
Luglio 3rd, 2008 at 14:46
E’ da un po’ che non ti leggo, ed è da molto che attendo il tempo per leggere questo post.
Anch’io stavo guardando le qualifiche del Mugello, ed insieme alla mia consorte abbiamo riso a crepapelle della pubblicità di Morellato.
Mi è piaciuto particolarmente come abbiano preso una pietra del cazzo e l’abbiano chiamata con un nome complicato perché fa più figo.
E’ come chiedere se uno vuole bere della soluzione rinvigorente di purissima falda, proveniente dalle Alpi. Quella si chiama acqua, e se abiti nel Nord, viene necessariamente dalle Alpi, però se la pigli su a Scorze vicino a Mestre (vedi San Benedetto e Guizza) puoi star sicuro che farà schifo.
E comunque, a me va bene che la gente spenda tutto il suo stipendio perché così fa girare l’economia. Basta che poi non rompa i coglioni. Io comunque a mio figlio cercherò di insegnargli di divertirsi con gli amici ed una bella ragazza. Senza sostanze stupidfacenti o cellulari.
Paz