Comunicazione di servizio

Posted Settembre 9th, 2008 by
Categories: Comunicazioni di servizio

Compagni d’avventura, amici, fratelli.
Qui, tra le mie braccia.
Stringiamoci a corte, siam pronti alla sorte; per la morte c’è tempo…

Vedendo pochi post nuovi, qualcuno di voi ha pensato ad una mia crisi creativa?
La spiegazione è un’altra, e mi tremano le dita mentre ve la scrivo.

E’ con grande dolore che vi comunico che ciò che state leggendo sono le ultime parole che leggerete su  www.ilpandadevemorire.it.

Pausa.

Beh, se in questo momento qualcuno di voi, con le lacrime agli occhi e la morte nel cuore si sta domandando:”No… perchè?…” significa che, in quest’ultimo anno, ho fatto qualcosa di buono.

Ed è a queste persone, nonchè a quelli a cui non gliene frega un cazzo, che dico…

Passate di là, ragazzi, che le stronzate del Dottordivago continuano!
E con “di là” intendo ilpandadevemorire.wordpress.com

Scherzetto, scherzetto!
Dite la verità: due o tre ci sono rimasti male, eh?
Ovviamente potete mandarmi a cagare su ilpandadevemorire.wordpress.com

Per cui, nel cesso questo vecchio indirizzo e, nei preferiti, stampate, come scolpito nella roccia, ilpandadevemorire.wordpress.com

Statemi vicini: stu Pand ‘immerda, addà murì o nno?

Dottordivago

Appendice a "On ze rod eghen"

Posted Settembre 4th, 2008 by
Categories: Senza categoria

Niente di particolare, è che mi ero dimenticato di informarvi che, il giorno dopo il mio rientro in questo splendido paese, un coglione qualunque mi ha rubato lo scudetto BMW dal cofano della macchina.
Gli auguro di soffrire per tutta la vita di una malattia che gli provochi l’irresistibile bisogno di mettersi le dita nel culo, alternato all’insopprimibile desiderio di mangiarsi le unghie.

Dottordivago

On ze rod eghen

Posted Settembre 3rd, 2008 by
Categories: Senza categoria

Sì, ancora sulla strada.
Giusto per chiudere il temino “le mie vacanze”, volevo illustrarvi che bella sensazione sia tornare in Italia.

Eravamo rimasti all’ottimo pranzetto con Misterpinna, in quel di Trieste: tanti saluti ed infilo l’autostrada.
Già alcune ore prima i notiziari parlavano di 9 km di coda alla barriera di Mestre; tempo di fare poca strada ed un display mi tranquillizza: solo 5 km di coda, uscita consigliata S. Donà.
Che culo.
Senonchè Radio Padova -o qualcosa del genere- dice che la situazione è ormai pressochè normalizzata.
In un paese civile uno non avrebbe dubbi: i display sono lì apposta, montati e gestiti da gente preparata, responsabile e scrupolosa, nonchè pagata apposta; le radio, quelle private, poi, sai com’è…, fanno quello che possono.
Ma si dà il caso che non viviamo in un paese normale, e voi a me mi conoscete, no? E sapete che il mio cervello è l’equivalente neurologico del pisello di Rocco Siffredi ed al Dottordivago non la si fa, do re mi, come diceva Cocco Bill.
Guardo Bimbi e le dichiaro l’intenzione di restare in autostrada, primo perchè uscendo a S. Donà tocca passare praticamente in piazza S. Marco per tagliare la barriera di Mestre, secondo perchè, come dicono in Nebraska, I know my chickens, conosco i miei polli, e so che quei cornuti che lavorano nelle autostrade, in quanto cornuti, sono sempre gli ultimi a sapere.
Stringi i denti e galoppa, cow boy.
La barriera infame si avvicina e si forma la colonna infame o l’infame colonna, ma dura solo duecento metri, per noi eletti col telepass: uno sguscio sulla destra ed un chilometro a velocità di crociera fino al casello, poi via verso nuove avventure; per gli altri si tratta di una pratica di  venti minuti, poca roba, giusto il tempo per riflettere quanto è costruttivo quell’euro che risparmiano tutti i mesi…

Ciao Italia, sono tornato.
E non vedo l’ora di andarmene.
Non per una particolare voglia di vacanza, solo per l’insistente voglia di stare in un paese normale.

Dottordivago.

Dottordivago, on ze rod…

Posted Settembre 1st, 2008 by
Categories: Senza categoria

Bongiur a tulemon!
Minchia, partiu gnuranti, turnaiu poliglotta…
Okay, mi concedete dieci minuti per riaccendere il cervello?
Grazie.
Ora, mentre sono in stand by, potrei mettere giù due pensierini sulle mie recenti vacanze.
Sì, lo so, sono un genio: ma come mi vengono certe pensate, eh?

Dopo la rinuncia a Madeira/Porto Santo per il semplice motivo che l’aereo partiva alle sei del mattino -il che significa partire da casa mia alle 02,30 ed io, faccio presente, non ho mai ammazzato nessuno…- abbiamo optato per la Croazia, giusto per vedere com’è oggi, a undici anni dall’ultimo giro.
Incuriosito dagli scritti di Paz e confortato dai resoconti di Antaress -e se non sapete chi sono, fuori da questo blog!- faccio le corna ai miei amici di Rabac e mi fiondo a Premantura.
Chissà come, ma mi ero fatto l’idea che fosse un posto con delle belle spiagge di ciotoli, tipo quelle mignon di Rabac, incantevoli ma sufficienti per 2/3 persone; viste dal satellite, quelle di Premantura sembravano molto più estese, ma non lo sono.
Più che altro, non ci sono.
Promemoria: sputare in faccia al sig. Google Earth.
Bene, dopo undici anni vi posso confermare che la Croazia, quantomeno l’Istria, è sempre lei: clima idilliaco, fresco, secco e ventilato.
I croati sono sufficientemente ospitali e dimostrano uno spiccato senso dell’umorismo nei cartelli di “affittasi”: si va dal croato apartmani all’inglese apartments, dal maccheronico appartaments al salomonico appartments.
Il cibo è buono, i prezzi abbordabili: a seconda di quello che mangi, il rapporto con un pari livello italiano va dalla metà ad un terzo.
Per quanto mi riguarda, ho conquistato un record che da sempre apparteneva ai cuccioli di foca: in due settimane ho praticamente raddoppiato il peso corporeo.

Il mare non si discute: è limpidissimo e, quasi ovunque, la pineta è a dieci metri dall’acqua, il che permette di risolvere un problema più intricato di quello della moglie ubriaca e la botte piena, cioè quello della moglie al sole e del marito all’ombra.
L’unico problema è la terra di nessuno, cioè quella striscia tra il mare e la pineta che rappresenta l’unico, vero motivo per starsene a casa.
Scogli?
Ma fammi il piacere…
Tra il mare e la pineta c’è lo scarto del creato: tutto ciò che dalle altre galassie è stato rifiutato e rimandato al mittente -il Padreterno- è stato provvisoriamente ammucchiato lì, del tipo “poi gli devo trovare un posto, a ’sto ciarpame…”.
Gli scogli della Croazia ridefiniscono il concetto stesso di “posto di merda”: se gli elementi base degli altri scogli sono silicio o calcare o che altro,  la ricetta degli scogli croati prevede un letto di cubetti di porfido -rigorosamente di spigolo, please…-, sassi da ferrovia, filo spinato, stelle ninja da lancio e trappole vietcong, tutto ben mischiato, su cui spargere uno strato di cocci di bottiglia e gratinare al sole per un milione di anni.
Un fachiro ha provato una volta a sdraiarsi ed è morto.
Un produttore di infradito è morto anche lui, ma di fame, visto che il beach-look croato prevede le scarpe anti infortunistiche da cantiere.
A proposito, un giorno passeggiavo con Bimbi e mi è caduto l’occhio in un cantiere edile in cui era stato scaricato un camion di finissima sabbia bianca: volevo scavalcare la recinzione e coricarmici sopra dieci minuti.
Ho pianto, pestato i piedi e fatto i capricci finchè Bimbi è riuscita a portarmi via solo dopo avermi promesso doppia porzione di scampi di Krk e cozze di Brioni da “Diego”.
Consiglio di viaggio: se state programmando una vacanza in Croazia, lasciate a casa l’auto o il camper ed andateci con un tir di sabbia: andrà a ruba come le spezie ai tempi di Marco Polo.

Di bello c’è la gente: non si vedono cagoni, aspiranti Briatori e succedanei di calciatori e veline; a compensare il contingente italiano - grasso, rumoroso, cellulardipendente e maleducato-, ci sono molti tedeschi e mitteleuropei vari.
Per quanto riguarda i tedeschi vi dico questa: abbiamo affittato un bungalow in riva al mare (merce rara, da quelle parti, infatti costava il doppio di un appartamento grande il quadruplo…) e, dopo alcuni giorni veramente tranquilli, mi ritrovo, come Stalingrado, assediato dai tedeschi: quattro bungalow intorno al mio affittati a quattro famiglie con 3+3+3+2= 11 figli, dai sette/otto ai quindici/sedici anni.
Roba da tentere una sortita, spezzare l’assedio e fuggire a casa.
Morale? Non li abbiamo mai sentiti.
Anzi, era uno spasso vedere quei ragazzini sempre affaccendati a correre qua e là con ogni cosa che si può gonfiare e mettere nell’acqua. Fantastici.
In compenso ho rischiato una sera di litigare con una tavolata di tarri italiani che con gli schiamazzi loro e dei loro bambini di merda tenevano in ostaggio l’intero ristorante…
Per quanto riguarda i vari mitteleuropei, devo forse spiegarvi il livello, soprattutto femminile, del turismo proveniente da ex Cecoslovacchia e zone limitrofe?
Una consolazione per questi vecchi occhi, stanchi di rotoli di pancia ostentati come trofei dalle nostre giovani leve…

Per cui, una vacanza non indimenticabile ma gradevole e rilassante, che è poi quello che cercavo.

Con un piacevolissimo contorno.
Il valore aggiunto è stata la parte “on ze rod”.
Allora, per evitare il casino del sabato parto domenica17, con l’intenzione di fermarmi in zona Trieste per pranzare davanti ad un televisore e vedere la Moto GP; mi risultava che Paz fosse di quelle parti, 100 km più o meno, per cui gli chiedo se conosce un posto con quelle caratteristiche, cioè il televisore, e, già che ci siamo, se volesse pure essere mio ospite. La cosa va in porto e ci conosciamo, con mio grande piacere: sono una bella coppia, lei è molto carina e anche lui, se dovessi cambiare gusti, potrebbe essere il mio tipo…
Va là che scherzo, sciocchino…
L’unica mia preoccupazione era di mettermi a tavola con due commensali degni di rispetto e, dopo mezzora, non cagarli più neanche di striscio per seguire la tv; Paz mi toglie dall’imbarazzo confessando che, durante la Moto GP, chi gli rivolge la parola si becca una coltellata.
Bella storia.
Caduto Stoner, la gara ha perso un po’ di interesse e noi ci siamo talmente fatti prendere dalla convivialità che, scoprendo che a gennaio saremo entrambi in Brasile, ci siamo ripromessi di sentirci perchè “non si sa mai”.
Solo che se qui abitiamo a 400 km, in Brasile, tra le nostre rispettive case, c’è la bellezza di 2500 km.
Paz, a parità di chilometri, è meglio se ci vediamo sei volte qui…

Per il ritorno ho un mezzo puntale con Misterpinna, genovese aggregato in quel di Trieste, altro personaggio, come alcuni di voi sapranno, con così tanto tempo da perdere e così poco buon gusto da riuscire a leggere i parti del mio cervello slogato.
Arrivo a Trieste alle 12,30 e lo chiamo; lo becco con le braghe in mano ma è così brillante che in dieci minuti riesce a prenotare il ristorante ed a venire a recuperarmi dove mi trovo.
Mi porta in un posto strepitoso, il “Bagutta Triestino”, da provare, dove conosco il papà, gran bel tipo pure lui -daltronde, un genovese 55enne, con un paio di carati di sovrappeso e di certo non introverso, il minimo che può fare è ricordare Beppe Grillo- che mi fa i complimenti; me lo dice guardando Bimbi ed io credo che si riferisca a lei, per cui ringrazio sentitamente, salvo scoprire che si riferisce al blog: anche lui mi segue!
Una famiglia di pazzi.
Pazzi al punto che, seppur genovesi come il cundijun e i Trilli, mi offrono il pranzo.
Certo che il mondo sta andando a puttane, eh?
Vabbè, Marcolino, ricambierò a Genova…

Morale della favola?
Se i miei lettori sono tutti così, vi voglio conoscere dal primo all’ultimo.
Chissà, potremmo trovarci in un bel posto per un week end.
Come on, guys!
On ze rod.

Dottordivago


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